Se possiamo immaginarci come alberi, le nostre radici però, affondano e si allungano attraverso i tempi che hanno visto l’inizio del nostro essere oggi. La foto che ho trovato è il ricordo di ciò che altri sono stati. Da quel tempo sento che arriva a me qualcosa d’indefinito, giorno dopo giorno, indispensabile alla mia identità interiore. In tutti i miei lavori è sempre presente lo sguardo collettivo di quella foto in bianco e nero di cui oramai si sono persi i contatti con chi potrebbe dire qualcosa, qualcosa che forse riporterebbe ad una più umana collocazione la gente di quel giorno di festa. Una festa in occasione di un compleanno: Bruno, Clara, Arturo, Erminia, Giuseppe, nomi cristallizzati in quel giorno lontano e sempre più presente. Ci sarà qualcuno di quella foto che ancora oggi da qualche parte chissà, possa portare un ricordo? Tutti quegli sguardi volti verso il punto di un “click”, lo stesso mio punto d’osservazione ove sorpreso, mi ritrovo dentro quella luce a rimirare la sala dal vistoso pavimento a quadrati neri e bianchi, ad assaporare odori e pietanze di festa, a pazientare dinanzi a bambini insofferenti alle richieste di mettersi in posa.
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